“Mi scusi, qual è la differenza tra questo piatto di trippa bovina e questo invece di stomaco di trippa?” chiedo alla cameriera. Oggi mi sono lasciato tentare dal menù di un minuscolo ristorante che si trova nel retrobottega di una pasticceria cinese che serve dim sum, ovvero una ricca selezione di piatti in piccole porzioni che in Cina si accompagnano al tè invece che al nostro aperitivo, e che si mangiano principalmente in tarda mattinata. Il posto si chiama HomeStyle Dim Sum e si trova sulla South Weller Street, in piena Chinatown, nel quartiere internazionale della città americana di Seattle, a due passi dal porto. A vederlo da fuori sembra più un magazzino – pareti che hanno visto tempi migliori, scatoloni accumulati agli angoli, vetri non propriamente puliti – ma i pochi clienti sono tutti asiatici, un ottimo segno.
La cameriera mi guarda perplessa, poi in un inglese approssimativo mi risponde “Un attimo che chiedo”. Va e torna, ma la risposta non è delle più esplicative: “Uno è trippa di mucca, uno stomaco di mucca”. “Ma sono la stessa cosa!” urlo in silenzio fra me e me. Però rispondo “Ah, grazie. Facciamo così: me li porti tutti e due”. Attendo con curiosità, sorbendomi il tè che è sempre rigorosamente troppo bollente.
Il mistero è presto svelato: il dim sum di trippa non è altro che il popolarissimo “niu bai ye” a base di centopelli e ginger, mentre l’altro piatto, quello di “stomaco” – grazie alle mie precedenti ricerche pubblicate su ‘Ricette asiatiche di trippa” – lo identifico come “jiang wei jin qian du” ovvero trippa brasata nella cuffia in olio piccante. E va sans dire che erano deliziosi entrambi.

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