Dalle prime scoperte quindici anni fa su un blog di cucina, a quelle più chic su crema di melanzane, dalla trippappalla ai bon bon, quando la trippa o il lampredotto me lo presentano in versione polpetta perdo ogni ritegno, al diavolo la dieta, ecco tutti i soldi che ho, prendeteli.
Ed è così che anche oggi mi sono trasformato nel Dottor Jekyll della situazione soccombendo al richiamo irresistibile delle piccole sfere fritte proposte dal chiosco Senz’Osso mentre il Mister Hyde che è in me è riuscito ad imporsi brevemente facendo sì che almeno le ordinassi da asporto, altrimenti ci facevo sera.

Sei polpettine di lampredotto, adagiate su un letto di insalata, accompagnate da una maionese insaporita con limone, prezzemolo e pepe, in fila per tre, ma il resto di due non c’è stato ovviamente. Se le polpette di Bavaria fantozziane avevano “cuore di patata, farina, aromi … quattro tipi di carne, prosciutto, formaggio, uova”, quelle di Simone, il simpatico titolare del chiosco, sono invece molto meno complesse: stiamo parlando di lampredotto tritato, sale e pepe ed una impanatura di farina di riso che resiste quanto basta perché il tutto si sfaldi soltanto in bocca. Gustose nella loro semplicità, asciutte e calde al punto giusto, hanno coronato una pausa pranzo come si deve.