
L’introduzione di Massimo Alberini al libro “Cento ricette del futuro” di Lydia B. Salvetti, una delle Enciclopedie pratiche Sansoni pubblicate nel 1973, ci dipingeva un futuro culinario improntato sulla velocità, dove sarebbe stato impossibile distinguere una “diversità sostanziale della pizza surgelata, tolta dal freezer e messa nel forno elettrico, da quella maneggiata dal pizzaiolo e subito ficcata, con la pala, nel forno a cupola”.
Una premessa che la dice lunga sulla piega che prende questo libro (non facciamoci illusioni).
“Il futuro ci porterà ancora più avanti” scriveva Alberini, ed “arriveranno nuovi cibi (da decenni si studia cosa fare delle alghe) e quelli tradizionali, reperibili tutto l’anno grazie ai grandi allevamenti, anche sottomarini, e alle colture tropicali o nei kibbutz d’Israele” avranno un “sapore diverso e, forse, composizione chimica modificata”. “Quanto ai cibi pronti – surgelati o no – saranno i sicuri dominatori del mercato” e “la donna di casa che ora scende dal salumaio per comperare due fette di arrosto e, magari, una porzione di lasagne al forno, troverà, nel supermercato, nelle celle-thermos, l’intero ‘pranzo al vassoio’ – speriamo non squallido come quello ferroviario – da trasferire sulla tavola di cucina”.
Su questo purtroppo, a distanza di più di mezzo secolo, Alberini ci aveva visto giusto.
“Poi – e l’America insegna – la donna di casa, anche se svolgerà un intenso lavoro proprio, riuscirà a dedicare alla cucina ‘impegnata’ parte del suo tempo libero, come fanno già ora certi dirigenti di azienda o molte efficientissime segretarie di direzione, orgogliose di saper preparare, per il sabato sera, il fagiano alla panna o lo strudel. Due indirizzi distinti, quindi: cucina rapida, con materie prime nuove, ogni giorno, e grandi ricette, risultanti da attente letture di libri di cucina, per le solennità e per farsi applaudire da marito, figli e amici. La cucina del futuro dovrebbe essere questa”.
Diciamo “Anche no”, per fortuna, ma vi riporto comunque due ricette di trippa presentate tra le “Cento ricette del futuro” preparate, ovviamente, grazie alla celebrata praticità del cibo in scatola:
Minestrone di trippa
Ingredienti (dosi per 4-6 persone): una lattina da 450 grammi di trippa alla parmigiana, 25 grammi di burro o margarina vegetale, un trito di grasso di prosciutto e cipolla, una confezione di verdure per minestrone (surgelate o liofilizzate), una lattina di fagioli cannellini (facoltativo), un litro e un quarto d’acqua, un dado per brodo, sale e pepe q.b., abbondante parmigiano grattugiato.
Preparare le lattine e la scatola delle verdure aperte, il prosciutto ed il pezzetto di cipolla tritati. In una pentola di media grandezza, rosolare il burro con il trito preparato, unirvi l’acqua e, quando bolle, aggiungere i dadi e le verdure lasciando cuocere lentamente per venti minuti; versare la trippa, mescolare con un cucchiaio di legno e, dalla ripresa del bollore, continuare la cottura per altri dieci minuti. Regolare di sale e pepe e servire il minestrone con il parmigiano grattugiato a parte. Volendo una minestra più densa, diminuire, logicamente, la quantità d’acqua. Varianti: a) preparare un comune risotto bianco e, a metà cottura, mescolarvi la trippa, scaldata nel frattempo a bagnomaria per non interrompere la cottura del riso; prima di togliere dal fuoco, unire abbondante parmigiano grattugiato; b) potrebbe capitare di avere in casa una o due fettine di carne di manzo o dí vitello che per 4 persone non sarebbero sufficienti: si possono utilizzare tagliandole a listerelle, facendole rosolare in poco burro, spruzzandole con vino bianco ed unendo del brodo di dado. Dopo cinque minuti di cottura versare il contenuto di una o due lattine di trippa e cuocere per altri dieci minuti. Vino: Botticino a 17 °C.
Trippa in umido con patate
Ingredienti (dosi per 4-6 persone): due lattine da 450 grammi ognuna di trippa alla parmigiana, una cipolla e una carota piccole, tre olive verdi snocciolate, quattro foglioline di rosmarino, uno spicchio intero d’aglio, 50 grammi di burro o margarina vegetale, 600 grammi di patate, brodo di dado q.b., sale, pepe, noce moscata (facoltativa).
Sbucciare le patate, tagliarle a pezzi grossi e metterle in acqua fredda per evitare che anneriscano, tritare la cipolla con la carota, le olive ed il rosmarino; è preferibile lasciare lo spicchio d’aglio intero per poterlo togliere dopo la rosolatura. In una casseruola, possibilmente di terracotta (tutti gli umidi sono migliori se cotti in questo tipo di recipiente), far rosolare il burro con il trito preparato quindi unire le patate sgocciolate ed il brodo necessario per coprirle (un quarto di litro abbondante). Lasciare cuocere con il coperchio per circa venti minuti poi versare la trippa, mescolare e continuare la cottura per altri dieci minuti; regolare di sale e di pepe aggiungendo, se piace, un pizzico di noce moscata. Variante: rosolare trenta grammi di burro o margarina vegetale con un pezzetto di cipolla tritata, unire cinquecento grammi di piselli sgranati, brodo di dado e lasciar cuocere per trenta o trentacinque minuti. Poco prima della fine della cottura mescolarvi la trippa e il prezzemolo tritato. I piselli freschi potranno essere sostituiti con piselli in scatola o surgelati, diminuendo il tempo di cottura. Le dosi sono abbondanti poiché si suppone di avere a tavola – quando si serve la trippa – delle “buone forchette”. Vino: Montello rosso a 17-18 °C.