
Secondo una recente ricerca, il proverbio “Giovedì gnocchi, sabato trippa” rischia di diventare presto obsoleto visto che è sempre più difficile trovare gli gnocchi alla romana nei menù della capitale. Legati ad una dimensione domestica, gli gnocchi di semolino compaiono sempre meno nelle trattorie e nelle osterie di Roma. Gli chef locali tendono infatti a concentrarsi su piatti percepiti come più rappresentativi dell’identità romana contemporanea, come amatriciana, carbonara o cacio e pepe. Anche la presenza di burro e parmigiano, ingredienti non tipici della tradizione laziale più stretta, ha contribuito a rendere gli gnocchi meno centrali nel racconto gastronomico della città. Già Ada Boni, nel 1929, li descriveva come parte di “una Roma sparita”, e questa definizione oggi sembra ancora più attuale. La trippa alla romana, invece, non mostra segni di cedimento e continua a essere proposta in trattorie ed osterie che puntano sulla tradizione. La forza della trippa infatti sta nella coerenza: un piatto povero, preparato con tecnica e pazienza, che racconta Roma senza bisogno di aggiornamenti o reinterpretazioni. Mors tua, trippa mea.