
Il Campionato della pizza è una competizione gastronomica che raccoglie, confronta e valuta diverse pizzerie su fattori fondamentali come aspetto, profumo, gusto. L’iniziativa nasce come progetto editoriale su Scatti di gusto – un sito web che racconta di ristoranti, pizza, cibo, cucina, vino – e si sviluppa seguendo un modello ad eliminazione diretta: dalle qualifiche iniziali si passa ai livelli successivi fino alla selezione dei finalisti. L’edizione 2026 ha preso avvio a febbraio, confermando l’impostazione e le regole delle annate precedenti e coinvolgendo trentadue locali nelle province di Napoli, Salerno, Caserta e Benevento.
Tra questi anche la pizzeria Decimo Scalo di Vittorio Vespignani che, assieme alle classiche margherita e marinara, ha presentato anche la “pizza troppo trippa”, fritta ed al forno, con trippa cotta, pomodoro San Marzano Dop, cacioricotta del Cilento, prezzemolo essiccato e peperoncino. Questa la valutazione dei giudici del concorso:

Questa pizza porta con sé due livelli di lettura differenti: uno strutturale, l’altro più concettuale. E forse il secondo pesa quasi quanto il primo. Il quinto quarto è materia divisiva, identitaria, viscerale; inserirlo in una proposta senza un minimo di introduzione rischia di spostare il tavolo più sulla sorpresa che sull’ascolto reale del morso. Argomento non per tutti, difficile da attraversare certi registri senza mediazione.
Detto questo, la realizzazione sembra non rendere pienamente giustizia alla mano di Vittorio. La cottura spinge oltre il punto ideale del dorato e tutta la gestione del fritto appare affaticata, quasi sfuggita di mano. L’olio prende il controllo della scena in modo invasivo: la base ne resta completamente impregnata, come saturata, mentre la superficie aggiunge ulteriore pesantezza a un morso che finisce per collassare su sé stesso. Più che accompagnare, il grasso comprime. Avvolge ogni cosa, spegnendo progressivamente dettagli, contrasti e profondità.
Eppure, dentro questa pizza, si intravedono chiaramente intuizioni valide. La trippa è cucinata con grande sensibilità: morbida ma presente, saporita, attraversata da una nota piccante calibrata con intelligenza, mai aggressiva. Gli amanti del genere la riconoscono subito. Il prezzemolo prova ad alleggerire il quadro aromatico con una spinta verde necessaria, mentre il cacioricotta aggiunge ulteriore profondità lattica e sapida.
Più che una pizza sbagliata, sembra una pizza rimasta intrappolata nei propri eccessi. E proprio per questo lascia addosso la sensazione di qualcosa che avrebbe potuto raccontarsi molto ma molto meglio.