
Il Corriere fiorentino, edizione locale del Corriere della sera, ha pubblicato sabato l’articolo “Firenze secondo l’AI: Vuoi viverci? Meglio Castelfiorentino. Studiarci e lavorare? Non so se è la città giusta” nel quale il giornalista Giulio Gori ha esaminato l’impatto degli algoritmi usati dall’intelligenza artificiale presentando le risposte di ChatGpt per quattro scenari. In uno di questi, quello del turismo mordi e fuggi, Gori denuncia come una visita a Firenze venga ridotta ad una sequenza superficiale di selfies e degustazioni (e il panino al lampredotto è una tappa obbligata), svuotandola di qualsiasi contenuto veramente culturale:
Al turista mordi e fuggi: «Niente musei,
meglio il lampredotto e il caos autentico»Un turista mordi e fuggi che si ferma a Firenze per sei ore, da ChatGpt ottiene un percorso attraverso le più note (e scontate) bellezze della città, tutte però da ammirare frettolosamente solo dall’esterno. C’è un solo tempio, secondo l’intelligenza artificiale, per il quale la visita all’interno sia imprescindibile: il mercato coperto di San Lorenzo.
Il blitz fiorentino comincia alla stazione di Santa Maria Novella alle 10 di mattina, e subito si viene catapultati in piazza Santa Maria Novella per cinque minuti: «Ammira la facciata rinascimentale della basilica (interno bellissimo, ma lo saltiamo per ottimizzare)», dice ChatGpt. E sarà così per tutto il resto. Quindi si arriva al Duomo: «Esterno. E salire su cupola-campanile non conviene con poco tempo: code. Meglio godersi la piazza e l’atmosfera».
Chissà se il suggerimento si riferisca all’atmosfera creata dalle folle di turisti. Ma poco dopo, l’AI ci consiglia un’ora intera da trascorrere tra la pelle, i colori, il «caos autentico» (dice proprio così), ma anche la schiacciata, i salumi, il lampredotto, di San Lorenzo fuori e dentro. Più che intelligenza, sembrano i gusti di un preadolescente. A ChatGpt abbiamo chiesto consigli per un pranzo e per un gelato: le proposte sono tre luoghi inflazionati, due trattorie e una schiacciateria sempre prese d’assalto da lunghe code di turisti. Così, una volta mangiato si arriva in piazza Signoria, tutta dall’esterno (con tanto di promemoria «statue gratis» per la Loggia dei Lanzi). Uffizi di nuovo solo dall’esterno, una capatina sul Ponte Vecchio e quindi ben mezz’ora per il gelato.
Anche stavolta, i consigli sono diretti sui gelatai più famosi e instagrammati, anche se almeno arriva la saggia raccomandazione di evitare quelli «dai colori fluorescenti o montagne esagerate». Quindi si arriva al «rientro panoramico verso la stazione», con via Tornabuoni per una «passeggiata elegante», un salto in piazza Strozzi, con arrivo in Santa Maria Novella alle 15:30, mezz’ora prima del treno, dove ci sarà tempo per «caffè e souvenir».
Tradotto: una carrellata di frettolose cartoline in cui, delle sei ore complessive, ben tre, ovvero la metà esatta, verranno spese tra borse di (finta) pelle, souvenir e cibo. La colpa è solo in parte dell’intelligenza artificiale, che si è plasmata sulle abitudini dei turisti a loro volta influenzate dalle proposte di una città trasformata in una macchina da soldi.