21 Agosto 2025

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Il nuovo quaderno

La vendetta della trippa

“Mai cchiù! Mai cchiù trippa!” canta Renatu Ozzimu nella sua ballata “La vendetta della trippa“, ripromettendosi di non mangiarne mai più. Il motivo di questa drastica decisione è la trippa di zia Concetta, celebrata come una specialità ma che si rivela ben presto una vera calamità: quello che inizia come il tradizionale, sostanzioso pranzo di famiglia si trasforma al rientro a casa in un incubo, tra mal di pancia, ingorghi, panico e riflessioni esistenziali dal sedile anteriore dell’auto in coda.

Cantata interamente in dialetto calabrese, “La vendetta della trippa” è un vivace lamento in musica. L’autore, già noto per il precedente “U brocculu malidittu”, torna a dare voce alle sue pene gastronomiche, trasformando il trauma da pranzo in poesia popolare. Ma la promessa di rinuncia non regge fino alla fine: la ballata si chiude infatti con un tentennamento: “O forsi no… passami ‘u pane, ci ripruvamu lentu.”

© Aerostato / TroppaTrippa.com

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