29 Maggio 2011

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Il nuovo quaderno

Il trippaio di Vasco Pratolini

Vasco Pratolini nel suo romanzo “Il quartiere”, scritto nel biennio 1943-1944, ci lascia una descrizione memorabile della figura del trippaio:

“Il trippaio è davanti al suo carretto: fuma nella vaschetta il lampredotto appena bollito; gli si affollano attorno i garzoni del quartiere col pane croccante fra le mani, per la prima colazione: si puliscono le dita sul fondo dei calzoni per servirsi un pizzico di sale…”

Ambientato negli anni trenta, il romanzo narra di un gruppo di ragazzi appartenenti al popolare quartiere di Santa Croce a Firenze, colti nel passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza. Pratolini coglie lo sviluppo della loro educazione sentimentale e della loro coscienza politica ed il romanzo è sostenuto da un intreccio continuo di vicende personali ed affettive nelle quali si muovono i vari personaggi, senza che qualcuno emerga o si riconosca particolarmente, neppure nella figura di Valerio, la voce narrante che si identifica con l’autore. Il quartiere fa da sfondo, quasi da protagonista, e viene presentato con una vivacità di luci e di colori, ma anche con i toni scuri delle modeste abitazioni: la gente del quartiere vive l’oppressione sociale tra quotidiane difficoltà materiali, ma è ricca però di umanità e sentimenti che sono alla base di una comunità solida e partecipe. Nel romanzo Pratolini descrive, indirettamente, anche la dimensione politica di Firenze e soprattutto la tendenza del fascismo a demolire i quartieri popolari per depennare alla radice il rischio rivoluzionario.

© Aerostato / TroppaTrippa.com

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Ambientato negli anni trenta, il romanzo narra di un gruppo di ragazzi appartenenti al popolare quartiere di Santa Croce a Firenze, colti nel passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza. Pratolini coglie lo sviluppo della loro educazione sentimentale e della loro coscienza politica ed il romanzo è sostenuto da un intreccio continuo di vicende personali ed affettive nelle quali si muovono i vari personaggi, senza che qualcuno emerga o si riconosca particolarmente, neppure nella figura di Valerio, la voce narrante che si identifica con l’autore. Il quartiere fa da sfondo, quasi da protagonista, e viene presentato con una vivacità di luci e di colori, ma anche con i toni scuri delle modeste abitazioni: la gente del quartiere vive l’oppressione sociale tra quotidiane difficoltà materiali, ma è ricca però di umanità e sentimenti che sono alla base di una comunità solida e partecipe. Nel romanzo Pratolini descrive, indirettamente, anche la dimensione politica di Firenze e soprattutto la tendenza del fascismo a demolire i quartieri popolari per depennare alla radice il rischio rivoluzionario.

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