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La trippa nella mitologia greca

Nella mitologia greca la trippa ricopre un ruolo di primo piano: a causa di un pezzo di trippa, Zeus tolse il fuoco agli uomini, creò la prima donna ed incatenò il titano Prometeo ad una roccia torturandolo per trenta anni. Ma andiamo per ordine.

Nella lotta condotta da Zeus contro i Titani, Prometeo si schierò dalla parte degli dei dell'Olimpo contro gli altri titani capeggiati da Crono. Per questa sua scelta di parte, gli venne permesso di essere presente alla nascita di Atena. La dea insegnò a Prometeo arti utilissime come l'architettura, l'astronomia, la matematica, la medicina, la metallurgia e la navigazione e gli consegnò alcune buone qualità da distribuire saggiamente fra tutti gli esseri viventi. Il fratello Epimeteo però, senza pensarci troppo (il suo nome in greco significa appunto "colui che riflette dopo"), cominciò a distribuire le qualità agli animali. Prometeo rimediò rubando ad Atena uno scrigno in cui erano riposte l'intelligenza e la memoria, e le donò agli uomini. Sebbene Zeus non fosse affatto contento dei doni del titano, temendo la maggiore indipendenza degli uomini, la vera rottura tra il dio e Prometeo avvenne in occasione di una riunione tra uomini e dei per decidere di comune accordo come spartirsi gli animali immolati. Prometeo sgozzò un toro di un anno, lo scuoiò ricavando due borse dalla pelle dell'animale. In una di queste mise i pezzi di carne coperti da un pezzo di trippa, nell'altra le ossa dell'animale sotto un pezzo di grasso, quindi invitò Zeus a decidere quale delle due volesse per gli dei. Zeus di fronte al dilemma ("trippa o lardo di Colonnata?") scelse la borsa contenente il grasso, ma accorgendosi delle ossa abilmente nascoste, e di essere dunque stato raggirato, decise di punire la sfrontatezza e, prima di spengere con un soffio tutti i fuochi del mondo, imprecò: "Razza polverosa, la vostra carne la mangerete cruda!"

Così Esiodo nella sua "Teogonia" ci racconta l'episodio:

[...] quando a Mecone contesero gli uomini e i Numi,
un gran bove offerí Prometeo, con subdola mente,
e lo spartí, traendo la mente di Zeus in inganno.
Perché le carni tutte, l'entragne con l'adipe grasso
depose entro la pelle, coperte col ventre del bove,
e a lui le candide ossa spolpate, con arte di frode,
offrí, disposte a modo, nascoste nel lucido omento.
"O di Giapeto figlio, famoso fra gli uomini tutti,
quanto divario c'è, tra le parti che hai fatte, mio caro!"
Cosí Zeus, l'eterno consiglio, crucciato gli disse.
E gli rispose cosí Prometeo, lo scaltro pensiero,
dolce ridendo, né fu dell'arti di frode oblioso:
"Illustre Zeus, sommo fra i Numi che vivono eterni,
scegli quello che piú ti dice di scegliere il cuore".
Disse, tramando l'inganno; ma Zeus, l'eterno consiglio,
bene avvisata la frode, ché non gli sfuggí, nel suo cuore
sciagure meditò contro gli uomini; e furon compiute.
Il bianco adipe, dunque, levò con entrambe le mani,
e si crucciò nel cuore, di bile avvampò, quando l'ossa
del bue candide scorse, composte con arte di frode.
Di qui l'usanza venne che sopra gli altari fragranti
bruciano l'ossa bianche dei bovi i mortali ai Celesti.
E nel suo cruccio, Zeus che i nugoli aduna, gli disse:
"O di Giapèto figlio, che sei d'ogni cosa maestro,
dunque obliata non hai, caro amico, la tua frodolenza".
Cosí, crucciato, il Dio dagli eterni consigli diceva;
e da quel giorno, mai non dimenticando la frode,
agli uomini tapini che vivono sopra la terra,
nati a morire, la forza negò dell'indomito fuoco.

Ora, invece di consolarsi con una insalata di trippa, e magari una bella bistecca alla tartara, gli uomini cominciarono ad ammalarsi e morire dal freddo. Prometeo si recò dunque da Atena affinché lo facesse entrare di notte nell'Olimpo. Qui accese una torcia dal carro del dio del sole, Elio, e si dileguò senza che nessuno lo vedesse, restituendo il fuoco agli uomini. Quando Zeus lo venne a sapere, ordinò al dio Efesto di costruire una donna bellissima: gli dei del vento le infusero lo spirito vitale, le dee dell'Olimpo le regalarono doni meravigliosi e Pandora, questo il nome della "Eva" greca, venne inviata ad Epimeteo come punizione per gli uomini, ai quali Prometeo aveva restituito il fuoco divino. Epimeteo, avvertito dal fratello di non accettare regali da Zeus, la rifiutò.

Indignato più che mai, Zeus allora fece incatenare Prometeo, sulle montagne del Caucaso, perennemente torturato da un'aquila che gli dilaniava il fegato (fegato che gli ricresceva durante la notte). A peggiorare una situazione già di per sé poco felice, Epimeteo sposò poi comunque Pandora. Costei aprì il vaso nel quale Prometeo aveva chiuso tutti i mali che potessero tormentare l'uomo (fatica, malattia, vecchiaia, pazzia, passione e morte) che vennero così seminati al vento e da allora affliggono tutti la razza umana.

Come narrato nella tragedia perduta di Eschilo, "Il Prometeo liberato", dopo trenta anni Ercole passò dalla regione del Caucaso, trafisse con una freccia l'aquila che tormentava Prometeo, liberando il titano dalla sua punizione divina.

Prometeo, l'eroe benefattore dell'umanità, godette di un culto molto diffuso ad Atene, tanto che la città greca gli dedicò delle feste pubbliche, dette "Prometheia" nelle quali si percorrevano le strade correndo con fiaccole accese per celebrare la riconquista del fuoco, il più grande dono mai ricevuto dall'umanità.


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